Eccomi. Ecco il mio gesto, la foto che ti ho promesso, che ti ho voluto promettere. Batto sui tasti all’impazzata concentrato con Capitol Radio dei Clash che mi va in sottofondo. In questa foto ci sei tu. Sei quel volante che stringo, i chilometri e sei la strada che percorre e che non va nella tua direzione perché stasera è andata così. Fra noi in fondo è tranquillo. Fa parte di quello splendido gioco di succhiare l’ottimo e l'attimo dall’altro. Però vedi son di parola ed eccoti la foto in cui sei tu, sapendo che a tua volta sai di sapere che non mi posso accontentare di questo. Sapendo che sai, con la mia stupida forte-debole indecisione, quanto io voglia sapere cosa significhi morire dentro di te dal primo momento in cui ho saputo della tua esistenza. La carne c'entra poco; c'entra ma non solo.
Capitol Radio scorre che è una bellezza, questo è il mio omaggio, in tranquillità perché è questa la nostra regola. Questo è punk rock esistenziale tardo adolescenziale e a me non importa nulla di non avere più l’età, del tempo e delle conseguenze. E a te, a te frega qualcosa se non abbiamo più gli zainetti pieni di libri? Alzo il calice, ti faccio godere di questa foto che è più intensa che bella e osservo la tua autostima che ti bacia e ti invita a rilassarti.
Le disse: "sei la dimostrazione che la donna della mia vita esiste e che ovviamente deve essere tutto dannatamente complicato". Però era bellissima la sensazione di sapre che esistesse. Sapere che c'era quell'ideale. In carne ed ossa.
Il set fotografico era allestito nel bagno della stazione dei treni. Era perfetto. Era invaso da una affascinante luce blu che si irradiava per tutto il cesso neanche fosse una discoteca di Berlino. Scelsero quella come ambientazione per la fotografia. Lei doveva mettersi davanti ad uno di quei water a muro, vestita con pantaloni di pelle e con qualcosa di nero sopra. Doveva abbassarsi il pantalone come se stesse urinando con il membro maschile girarsi verso l'obbiettivo fotografico con l'espressione di chi, interrotta in quello che sta facendo, incazzata dice ringhiando: "e ora? che cazzo vuoi?". Click, un colpo solo. La foto la ritrasse bellissima ed era proprio ciò che lui voleva. Quell'intensità cattiva e diretta. Finirono l'allestimento fotografico. Lei si ricomponeva, riabbottonando i pantaloni slacciati un po' per il set. Lui aveva un fiato carico di soddisfazione per quello che era stato appena fatto per la sua macchina fotografica. Respirava come chi era emozionato ed eccitato per quello che quell'opera d'arte metropolitana gli aveva suscitato. Nel cervello, nel sangue che aumentava la sua pulsazione. "Sei stata bravissima", le disse mentre lei si risistemava e lo guarda. Lui continuò a guardarla fissa finché, con la mano libera, l'avvinghiò e la baciò con passione, suscitata da tutto quello fatto insieme sotto quella luce blu da discoteca di Berlino, spingendola sulle mattonelle di quel bagno. Con l'altra mano teneva in alto la macchina fotografica.
Sob. Me lo hanno solato diversi anni fa ma la ferita è ancora aperta. Il disco si chiama Cattiveria naif e loro sono le Voci atroci. L'album è del 1995. Chiunque mi possa aiutare fornendomene una copia mi fa commuovere e può contattarmi in privato...
Grazie!
Mister Polansky mi spiace. Ma lo stupro è comunque un reato Soprattutto se a minorenne. E non viene cancellato se quel pazzo fottuto di Manson ti uccide la moglie. Un reato è un reato, compreso il tuo.